Hotel 3 Stelle Desenzano del Garda - City

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Struttura facilmente raggiungibile in auto a pochi minuti dall’uscita dell’autostrada Milano-Venezia e con parcheggio interno video sorvegliato.
Il Lago di Garda, la maggior attrazione naturalistica della zona, dista pochi minuti a piedi.



City
Via N. Sauro 29 25015 Desenzano del Garda (BS)

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LA TORRE DI SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA

Nel 1878 fu costruita in stile neo-gotico sulla collina di San Martino, non molto distante dall'Ossario, un'alta torre che doveva celebrare le vicende del Risorgimento italiano. I suoi progettisti furono l'arch. Frizzoni di Bergamo e gli ingegneri Luigi Fattori di Solferino, Monterumici di Treviso e Cavalieri di Bologna.
Si sale in cima alla torre, alta 74 metri, percorrendo una rampa a piano inclinato a spirale. Nell'ingresso v'è la statua in bronzo di Vittorio Emanuele II dello scultore Dal Zotto. Le pareti sono dipinte dal pittore Vittorio Bressanin di Venezia. Salendo per la grande rampa si giunge, via via, a sale disposte l'una sopra l'altra e dedicate ad alcuni episodi delle guerre risorgimentali.

Gli affreschi della torre sono un esempio assai interessante della pittura d'argomento risorgimentale che si connette stilisticamente con la corrente pittorica storico-romantica di cui l'Hayez e Gerolamo e Domenico Induno furono i più noti rappresentanti. Mentre in costoro prevale l'aspetto aneddotico oppure l'impegno ritrattistico-psicologico o il gusto romantico della rievocazione d'un passato folcloristico o pittoresco, negli affreschi della Torre di San Martino predominano l'enfasi e il descrittivismo epico-celebrativo che caratterizza gran parte della pittura e scultura ufficiali dell'Italia umbertina, che trovò la massima celebrazione nell'Altare della Patria (1885-1911) decorato con altorilievi da uno scultore gardesano, Angelo Zanelli di San Felice.


LE GROTTE DI CATULLO

Sulla costa meridionale del lago di Garda, all'estremità della penisola di Sirmione, in una splendida posizione panoramica si trovano i resti della villa romana nota da secoli con il nome di "Grotte di Catullo", l'esempio più grandioso di edificio privato di carattere signorile di tutta l'Italia settentrionale. Nel Rinascimento il nome di "grotte" o "caverne" fu usato per strutture internate e crollate, ricoperte di vegetazione, entro le quali si penetrava come in cavità naturali.

La tradizione risalente al XV e XVI secolo ha identificato questo complesso come la villa di famiglia di Catullo, il poeta latino morto nel 54 a.C. In base alla testimonianza dei versi di Catullo è certo che egli avesse a Sirmione una residenza, ma che fosse proprio in questa zona è soltanto possibile.
Sirmione apparteneva all'agro veronese ed è nota nel mondo antico anche per essere stata una stazione di sosta (mansio) lungo l'importante via che univa Brescia a Verona. La prima rappresentazione dettagliata dei resti della villa è un rilievo dell'inizio dell'Ottocento.

Ampi scavi furono poi effettuati dal veronese Girolamo Orti Manara, che ne pubblicò i risultati in un'opera ancora oggi fondamentale.
La Soprintendenza ha iniziato nel 1939-40 gli scavi e i restauri e nel 1948 ha acquisito tutta l'area, permettendo la tutela del complesso immerso nel suo ambiente naturale.
Indagini recenti hanno consentito di accertare l'esistenza di un precedente edificio al di sotto dei vani del settore meridionale e di confermare che la costruzione attualmente in luce è stata realizzata con un progetto unitario che ne ha definito l'orientamento e la distribuzione degli spazi interni, secondo un preciso criterio di assialità e di simmetria.

La villa, che ha pianta di forma rettangolare (m. 167 x 105), con due avancorpi sui lati brevi, copre un'area complessiva di oltre due ettari.
Per superare l'inclinazione del banco roccioso su cui furono appoggiate le fondazioni dell'edificio, vennero creati grandi vani di costruzione, mentre in alcune zone si resero necessarie opere imponenti di taglio della roccia. I resti attualmente conservati si trovano così su livelli diversi: del settore settentrionale ad esempio sono rimaste solo le grandiose costruzioni, mentre nulla è conservato dei vani residenziali, crollati già in antico.

Il piano nobile risulta, corrispondente agli ambienti di abitazione del proprietario, il più danneggiato (la villa è stata per secoli una cava di materiali), mentre meglio conservate sono parti del piano intermedio e le costruzioni, a volte non accessibili in antico. I nomi convenzionali degli ambienti derivano da una tradizione locale consolidata o da interpretazioni e denominazioni date durante vecchi scavi.

L'ingresso dell'edificio si trovava nell'avancorpo meridionale. La villa era caratterizzata da lunghi porticati aperti verso il lago sui lati occidentale e orientale, direttamente comunicanti sul lato settentrionale con l'ampia terrazza - belvedere situata al centro dell'avancorpo nord. Sul lato occidentale, al di sotto del porticato si trovava il cd. "doppio criptoportico", lunga passeggiata coperta.
Le parti residenziali dell'edificio erano situate nella parte settentrionale e meridionale, mentre la parte centrale, costituita oggi dal "grande oliveto", corrispondeva a uno spazio aperto.
Questo è limitato sul lato meridionale da un pavimento in mattoni a spina di pesce che copre una grande cisterna, di quasi 43 metri di lunghezza.
L'ampio settore termale, costituito da diversi vani, ricavati probabilmente in un momento successivo alla costruzione dell'edificio, all'inizio del II secolo d.C., era situato nella zona meridionale.

La costruzione della villa può essere datata ad età augustea (fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C.).
Il crollo delle strutture e il conseguente parziale o totale abbandono dell'edificio sono fissati nel IV secolo d.C., periodo cui sono attribuibili diverse tombe a inumazione collocate in una parte della villa ormai distrutta.

INFORMAZIONI
L'area archeologica e l'annesso Museo (Piazzale Orti Manara, tel. 0039-(0)30-916157) sono visitabili tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 9 alle 18, da aprile a settembre, dalle ore 9 alle 16, da ottobre a marzo. Dal centro storico chiuso al traffico le "Grotte di Catullo" sono raggiungibili con una breve passeggiata (ca 15 minuti) o, nei soli mesi estivi, mediante un trenino elettrico che parte da Piazza Piatti.


IL PORTO

La Repubblica di Venezia si insediò stabilmente nella regione del Garda e nei territori di Brescia e Bergamo dopo la pace di Lodi nel 1454.
In quest'epoca il porto di Desenzano fu completamente rinnovato. La diga esterna, sino al faro dotato di lanterna, risale, tuttavia, alla fine dell'Ottocento.

Prima dell'Ottocento il porticciolo (oggi detto anche Porto Vecchio) era difeso da una larga banchina e da alcuni scogli che frenavano l'impeto delle acque quando il lago era in burrasca e i battelli attraccavano alla banchina ad esso antistante.

Nell'Ottocento notevole era il traffico di merci, che partivano da Desenzano o giungevano ad essa dai centri lacustri con i battelli o con grandi natanti trainati da piccoli rimorchiatori. Una tranvia partiva da un piazzale oggi occupato dai giardini all'inizio del Lungolago C. Battisti e collegava Desenzano con Castiglione e Mantova.

Il ponte in stile veneziano, che sovrasta l'entrata del porticciolo, fu costruito in questo nostro secolo, negli anni Trenta. Pure la grande darsena a sud fu costruita durante gli ani Trenta.
Ora i piroscafi "stile ottocento", dalla bella linea slanciata, sono stati sostituiti quasi del tutto da motonavi-traghetto e da aliscafi velocissimi.


LA VILLA ROMANA DI DESENZANO

La villa di Desenzano era disposta ai piedi di un declivio collinare e la spiaggia era a pochi metri da essa.
Chi oggi vuole avere una visione d'insieme della villa, deve con la fantasia far emergere dal complesso dei ruderi le strutture degli ampi e distinti blocchi di edifici risalenti all'inizio del IV sec. d.C, e non tener conto, in questo suo primo approccio, di tutti quegli elementi che risalgono a dimore di periodi antecedenti, i cui resti, disposti su livelli inferiori, qua e là si intravedono.
All'ingresso della villa è sistemato un piccolo museo che in tre sale espone materiali provenienti dagli scavi: fra questi vi sono resti di statue e di ritratti molto interessanti oltre a un frantoio per la spremitura di uva o di olive.

VILLA ROMANA DI DESENZANO
Via Crocefisso,22 tel. 9143547

ORARIO DI APERTURA:
Dal 1° MARZO al 14 OTTOBRE
feriali: dalle 8,30 alle 19,00
festivi: dalle 9.00 alle 17,30
Dal 15 OTTOBRE al 28 FEBBRAIO
feriali: dalle 8,30 alle 16,30
festivi: dalle 9,00 alle 16,30

CHIUSO:
Il LUNEDI' (se non festivo, altrimenti il martedì o -comunque- il primo giorno successivo se non festivo) 1° GENNAIO - 1° MAGGIO - 25 DICEMBRE


DUOMO DI SANTA MARIA MADDALENA

Risulta che la costruzione del Duomo sull'area dell'antica pieve avvenne per gradi. La chiesa, costruita secondo il progetto di Giulio Todeschini e dedicata a Santa Maria Maddalena, venne consacrata dal vescovo di Verona nel 1611.
Come avvenne per molti edifici, costruiti in un lungo arco di anni, la realizzazione dell'opera non fu interamente completata secondo quanto era previsto dal progetto. Essa fu certamente condizionata da problemi di natura pratica, molto probabilmente dall'improvviso ridursi delle possibilità finanziarie per una crisi economica.

La facciata
Lo stile classico di Todeschini si collega a quello di Sanmicheli e di Scamozzi. La facciata manifesta già elementi barocchi, richiamando opere famose come la Chiesa del Gesù a Roma del Vignola.

L'interno
L'interno, a pianta basilicale a tre navate, notevole per la sua semplice solennità classica, è uno degli esempi più belli del tardo rinascimento nella provincia di Brescia.
Le sedici bianche colonne di stile dorico sono di marmo di Botticino. La navata centrale è coperta da una semplice volta a botte che, con la sua circolarità, ripete il motivo delle arcate.
Nella navata sinistra v'è la cappella in cui è custodito il SS. Sacramento.
La chiesa è dedicata a Santa Maria Maddalena, una intitolazione che risale a tempi lontani, all'origine della pieve.

Le opere
Nel Duomo v'è un ciclo pittorico dedicato a Maria Maddalena. Ne è autore Andrea Celesti (1637-1714?), uno dei principali rappresentanti della pittura veneta del Seicento.
Nel presbiterio del Duomo, dietro l'altare, al centro, è "La Maddalena penitente consolata dagli Angeli in un momento di estasi".
A sinistra è "La Risurrezione di Lazzaro" ritenuto fratello di Maria Maddalena. La composizione è ragguardevole per la sua struttura: in basso v'è la sequenza semicircolare delle persone fra cui campeggiano Marta, Gesù, la Maddalena e Lazzaro.
A destra è "La cena in casa di Simone il fariseo" durante la quale Maria Maddalena lava i piedi a Gesù e li asciuga con i capelli. Predominano il gusto scenografico e quello della descrizione di un banchetto. Evidente è l'influsso di una grande tela di Paolo Veronese ("Il Convito in casa di Levi", 1573, ora all'Accademia di Venezia).
Sopra le finestre dell'abside vi sono due tele minori, sempre del Celesti.
Il ciclo del Celesti dedicato a Santa Maria Maddalena si conclude con la trionfale "Risurrezione di Cristo" nella controfacciata del Duomo.

Dipinti del Celesti si trovano anche sulle superfici di raccordo tra un'arcata e l'altra dei due colonnati della navata centrale.
Altre opere notevoli si possono ammirare nel Duomo di Desenzano. Nella cappella del SS. Sacramento splende "L'ultima cena" di Gian Battista Tiepolo. La tela fu eseguita all'incirca nel 1738.
Questo dipinto del Tiepolo nel Duomo di Desenzano è opera di grande interesse, poiché iconograficamente atipica, in quanto i dodici apostoli sono colti, diversamente da quanto avviene usualmente nello schema tradizionale, secondo una linea prospettica longitudinale che sembra affollare i convitati in una stretta intimità mentre avviene il dramma.
Altre opere sono nella sacrestia. Lo sguardo corre subito alla "Deposizione" e alla serie di piccole tele illustranti "I misteri del Rosario".
All'interno del Duomo si trovano altre opere di pittori, tra cui Giovanni Andrea Bertanza di Padenghe, Donato Zenone, Domenico Cignaroli, mentre nella navata sinistra s'apre la cappella dedicata a Sant'Angela Merici ed eretta nel 1874.


IL CASTELLO

Il castello è l'edificio che caratterizza l'aspetto della città di Desenzano sia che la si veda comparire provenendo dall'entroterra, sia che la si guardi dal porto o, lontana, dal lago.

Alla fine del Quattrocento il castello, che ebbe origine nell'Alto Medioevo e probabilmente sorse sulle fondamenta di un castrum romano, fu ampliato nella parte sud, ma non divenne mai una fortezza militare, anche se l'ingrandimento fu fatto per ospitare una guarnigione.
Continuò ad assolvere soprattutto la funzione di rifugio per la popolazione.
Nell'interno del castello continuarono ad esservi abitazioni di privati cittadini pronti ad accogliere, in caso di pericolo, coloro che abitavano fuori le mura di esso.
In seguito il castello perse via via la sua funzione di rifugio, continuando ad essere abitato da famiglie, anche se il suo degrado, per quasi tutto l'Ottocento, procedette sempre più grave. Nel castello v'era pure una chiesa, la chiesa di S. Ambrogio, che fu utilizzata come casa privata.
La pianta del castello è quella di un rettangolo irregolare, con la torre che si innalza all'ingresso, sul lato nord, a protezione del ponte levatoio, di cui si conservano le feritoie per le catene. E' una torre massiccia dotata di finestre solo nella parte superiore.
Nel 1882 il castello fu adibito a caserma, prima sede di una guarnigione di fanteria, poi di bersaglieri e infine di alpini dagli anni trenta fino al 1943.
Il vecchio castello, quantunque privo di particolari bellezze architettoniche, a parte la facciata, è dotato di indubbio interesse storico e di fascino scenografico.
Dell'antico castello rimangono alcuni tratti di cortine murarie con merli sgretolati fra le quattro torri angolari mozze, ad eccezione di quella sullo spigolo a nord-est che, fino al 1940, funzionò come specola.
Dalla sua terrazza si gode uno dei più bei panorami del Garda.

To See & To Do

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